Allora, chi non si laurea entro i 28 anni è uno sfigato.
Io capisco che uno debba riconoscere i propri limiti e debba essere in grado di definire cosa si sente in grado di fare: se vuole fare il meccanico, è inutile che vada ad iscriversi a medicina o matematica.
Ma chiamare “sfigati” persone che per vari motivi (personali, familiari, professionali, scelte di vita, etc.) ha la necessità di prolungare i propri studi, proprio non mi va.
Nella mia carriera universitaria ho incontrato tanti studenti che per varie ragioni, la più semplice delle quali è che sono costretti a mantenersi non avendo la famiglia che paga le tasse, non riescono a dare la quantità di esami che uno studente a tempo pieno, più fortunato, sostiene in un anno. Questi sarebbero “sfigati”? A me sembrano solo da ammirare perché i loro, anche se pochi, esami sono sudati con doppia fatica e nonostante questo puntano ad un futuro migliore.
E, venendo alla quotidianità degli studenti negli atenei di tutta Italia, vogliamo parlare di quegli esami messi apposta per fare da pettine e spingere gli studenti inesorabilmente fuori corso, potendo incamerare così più tasse?
Non è tutto fango quella che rimane sul fondo, o per lo meno lo sarebbe se ci fossero delle maggiori garanzie per chi studia. Quindi, prima fate una riforma dell’Istruzione, che sia reale e positiva e non distruttiva come le ultime, e poi potete permettervi di sparare a zero. Prima no, mi dispiace.